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Le strade e le piazze di tutte le città, grandi e piccole, sono deserte. Come ristoranti, bar, negozi e centri commerciali. La nostra vita si è trasferita nelle case, che sono diventate il nostro universo.

Il Coronavirus, ci ha fatto riscoprire la casa, spesso vissuta poche ore al giorno dopo il lavoro, i suoi pregi e soprattutto molti difetti, che prima ignoravamo: i vicini rumorosi, la poca luce naturale, la mancanza di una stanza per lavorare, di un balcone o del giardino, la wireless che non regge. Un gioco dei pro e dei contro che potrebbe mettere in discussione le scelte fatte in funzione di una vita organizzata diversamente e che potrebbe aprire la strada al desiderio/necessità di nuove soluzioni: una stanza in più, la terrazza, un secondo bagno, l’affaccio su una via meno rumorosa, un giardino, un cortile, una linea internet più accessibile e veloce, consumi energetici più bassi.

Un terzo delle case italiane non ha né terrazzo né balcone, il 60% ha un bagno solo. Solo l’8% dello stock abitativo italiano è stato costruito in questo secolo. In media le dimensioni una casa sono 68 mq in città e di 92 mq nel resto del Paese.
Ultimo censimento Istat

Ripensare gli spazi interni

Gli architetti dovranno ripensare le abitazioni: più grandi, multifunzionali, con zone filtro tra esterno e interno (dove poter lasciare scarpe e abiti), con almeno due bagni e zone attrezzate per lo smart working, con sistemi di riciclo dell’aria avanzati. E con balconi o terrazze che, come abbiamo visto in questi giorni di quarantena, sono diventati veri e propri affacci sul mondo esterno. Le case dovranno essere aperte, flessibili e con spazi modulari, in grado di destinare lo spazio a usi differenti e contemporanei. Gli esperti di settore prevedono, nell’immediato futuro, un incremento del 10% del valore delle abitazioni con  terrazzo o giardino

Terrazze e cortili condominiali tornano in auge

Si torna ad apprezzare le corti interne delle vecchie case di ringhiera
Alessandro Ghisolfi, responsabile ufficio studi di Abitare.Co.

Con la pandemia le terrazze condominiali i cortili, luoghi fino a poco prima invisibili, sono diventati per molti l’unica possibilità di svago all’aria aperta. Lo spazio intermedio tra la clausura e la libertà, una sorta di limbo tra dentro e fuori. In questi giorni sulle terrazze non c’è solo chi solitamente stende il bucato al sole. Tra i grovigli di antenne e i condizionatori c’è chi fa yoga, chi corre, chi ha messo rulli sotto la bicicletta e pedala, chi fa smart working con il suo portatile e chi prende il sole sulla sdraio portata da casa. E poi, in cortile, c’è chi gioca a pallone con figlioletto. Ovviamente sempre mantenendo la giusta distanza gli uni dagli altri.

È un nuovo stile di vita che si impossessa di luoghi condominiali spesso sconosciuti e ancora più spesso snobbati. Sono luoghi che sono sempre stati lì, ma nessuno li aveva mai considerati. Oggi assumono ruoli e significati completamente nuovi: terrazze, corti e cortili condominiali degradati e non curati dovranno essere rianimati e, quindi, ristrutturati e riattrezzati. E nelle nuove costruzioni dovranno essere progettati come aree comuni multifunzionali, come aree filtro tra il dentro dell’appartamento e il fuori della città: spazi flessibili e soprattutto con accesso a internet potenziato.

Fonti: Paola Dezza, La casa tiene il valore se di qualità, Il Sole 24ore
Fabrizio Tucci, Pandemia e Green City. Le necessità di un confronto per una riflessione sul futuro del nostro Abitare, in Dossier Pandemia e sfide green del nostro tempo
Jack Shenker, Cities after coronavirus: how Covid-19 could radically alter urban life, The Guardian 26.03. 2020

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